lunedì, 27 ottobre 2008
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categoria:scrivere, racconti
giovedì, 17 gennaio 2008

La sera in cui morì mio padre


Stavo spegnendo il pc quando sentii che mi chiamava dal cortile. Scesi giù per le scale e lo raggiunsi. Era caduto a terra. Provai ad aiutarlo ma era troppo pesante. Andai a chiamare il vicino di casa. In due riuscimmo a metterlo in piedi. Disse che gli girava un po' la testa e si sarebbe seduto sulla sedia, quella accanto alla cuccia del cane. Ringraziò il vicino dicendogli che poteva tornarsene a casa tranquillo.

Saliamo in casa, papà!” gli dissi.

Lui non volle ascoltarmi e si avvicinò al cane per dargli dei biscotti. Era sceso apposta per quello.

Erano i primi giorni di dicembre. Ero vestita troppo leggera per stare fuori. Sentivo un freddo insopportabile. Decisi di salire in casa e lasciare la porta aperta. Ogni tanto uscivo sul balcone a tener d'occhio papà.

Quando sentii nuovamente la sua voce corsi subito giù. Stava sdraiato a terra, prono, vicino al cane legato. Era accaduto proprio quello che un attimo prima mi aveva attraversato il cervello: “E se cadesse vicino al cane, come farei ad aiutarlo?”

Quel cane era aggressivo. Pericoloso. E per lui io ero un'estranea.

Papà, stai male?” urlai.

Lui borbottava qualcosa che non riuscivo a capire. Nella penombra vidi che le sue gambe si agitavano.

Salii a chiamare il 118, avvisando che c'era il problema del cane.

Non potevo avvicinarmi a papà. Non sapevo cosa fare mentre aspettavo. Chiamai il vicino ma non mi sentì. Chiesi aiuto alla famiglia della ragazza che studiava da infermiera. Lei scese e venne con me, ma non potè fare nulla.

Il tempo era svanito, inghiottito da un buco nero. La mia mente era paralizzata. Ibernata.

Quando arrivarono quelli del 118 non osarono avvicinarsi al cane. Attirai la sua attenzione su di me. Ciò permise loro di spostare mio padre, ma tutti i loro sforzi non gli salvarono la vita.


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categoria:racconti, autobiografia
lunedì, 10 dicembre 2007

I suoi occhi scrutano nel buio. Non sa da quanto tempo sta seduto lì. Sta aspettando che ritorni la luce. Ruota la testa per guardarsi intorno. Buio a 360 gradi. Nemmeno un filo di luce da una finestra. Meglio restare seduto ad aspettare. Non ricorda dove si trova. Alzarsi in piedi e camminare potrebbe essere pericoloso.
Sente il rumore di passi lontani. Battere e levare di tacchi sul pavimento. I piedi percussionisti si stanno avvicinando. Immagina due piedi femminili, due caviglie sottili, due snelli polpacci, due ginocchia perfette, due cosce tra cui morire di piacere. Indubbiamente i passi provengono dalla sua sinistra. Volta la testa in quella direzione. Il suo udito non l'ha mai tradito, perché dovrebbe farlo ora?
Buio assoluto. I passi sono vicini. I piedi, le caviglie, i polpacci, le ginocchia, le cosce e tutto il resto sono sempre più vicini. Vede una debole luce tremolante che, con l'avvicinarsi dei passi, cresce d'intensità. Non vede la fonte della luce. Ciò che vede è la sua proiezione su una parete e sul pavimento. Osservando con attenzione  intravede una porta aperta. La luce e i passi provengono da una stanza adiacente.  Al di là della porta si scorge soltanto una parete bianca e spoglia. La stanza accanto ha l'aspetto di uno stretto corridoio.
I passi. La luce. Tutto si sta avvicinando a lui. Il suo cuore inizia a battere più velocemente. Il rumore dei passi si amplifica. La luce si fa più intensa. Nel corridoio appare una donna con una candela in mano. Si ferma un istante a guardarlo e poi continua il suo cammino verso di lui. E' alta e snella. Ha lunghi capelli neri, lisci. Indossa un abito nero, lungo fino a terra. Dalla generosa scollatura fa capolino il seno prosperoso. La sua pelle è chiara, chiarissima. Le labbra sono rosse come le fragole. Anche la candela è rossa. Il suo viso dimostra circa 30 anni.
La donna è dinnanzi a lui. Solo ora si accorge di essere seduto davanti ad un tavolo, un tavolo rotondo coperto da un panno verde. Fissandolo negli occhi la donna posa la candela al centro del tavolo. Un brivido gli scende lungo la schiena. Gli viene la pelle d'oca. Gli occhi della donna hanno un colore strano, indefinibile.
La donna si siede difronte a lui. Si guardano negli occhi senza dire una parola. Lei è bellissima. Potrebbe stare lì a guardarla per ore. Vorrebbe parlarle, ascoltare la sua voce. Vorrebbe chiederle “Chi sei? Come ti chiami? Cosa facciamo qui?” ma le sue labbra restano immobili.
“Giochiamo a poker!” esclama la donna all'improvviso.
Lo stupore è lo stesso che provò da bambino quando per la prima volta vide cadere la neve.
“Eh?” è l'unica parola, se si può definire tale, che lui riesce a dire.
“Infila una mano nella tasca interna della tua giacca!” dice la donna.
Segue le istruzioni della donna e tira fuori dalla tasca un mazzo di carte sigillato.
“Non sapevo di averlo in tasca!” esclama sorpreso guardando il mazzo di carte.
“Aprilo! Facciamo una partita a poker!” dice lei.
La voce della donna è dolce e calda. Per lui è la più bella voce del mondo. Non ha dubbi. Farà tutto ciò che lei gli chiederà.
“Ok!” risponde lui sorridendo.
Toglie la pellicola trasparente e tira fuori le carte dalla confezione. Mescola il mazzo e lo posa sul tavolo. La donna taglia il mazzo.
“Tradizionale? Texas Hold'em?” chiede lui.
“Tradizionale. Ma giochiamo senza puntare...” risponde la donna con un sorriso che gli fa perdere la testa.
“Va bene! Per caso chi perde si spoglia?” chiede lui distribuendo le carte.
“No.” risponde lei.
“Allora giochiamo per ammazzare il tempo!” esclama lui.
“Ora  ti spiego...” dice la donna guardandolo negli occhi.
“... ascoltami attentamente...” continua.
“Ti ascolto!”
“Se vinci tu, questa notte sarò tua... scoperemo sul tavolo e in ogni angolo di questa stanza...”
“Sì...” dice lui immaginando di strapparle i vestiti.
“Se invece vinco io... se vinco io, tu morirai...”
“Io cosa?”
“Hai sentito bene. Se vinco io, tu morirai!”
“Ma che cosa significa?”
“Quello che ho detto. Morirai.”
“E' uno scherzo? Chi l'ha organizzato? Sono stati Max e Tony, vero?”
“Non è uno scherzo. E' la vita! Questa è la partita della tua vita!”
In meno di un minuto quella donna lo ha fatto passare dall'eccitazione al panico.
“E allora dimmi come dovrei morire!” esclama lui alzandosi in piedi di scatto.
“Siediti.” dice lei con voce calma e rassicurante.
“No. Dimmi come dovrei morire!” grida.
“Gira lentamente la testa indietro... e se non vuoi morire subito ti consiglio di non muovere i piedi!” risponde lei.
Girando la testa indietro vede un cerchio di luce rosa sul pavimento alle sue spalle. La luce si allarga e diventa rossa. Dal cerchio fuoriesce una specie di nebbia che diventa sempre più fitta. In mezzo alla nebbia qualcosa si muove. Lui vorrebbe allontanarsi ma la donna gli ha detto di non muoversi... All'improvviso sbuca fuori una mano mostruosa. Per la prima volta in vita sua la paura lo paralizza. La mano ha la pelle bianca e lucida come porcellana. Le dita sono lunghe e sottili. Le unghie sembrano artigli. La mano punta l'indice verso di lui.
“Guardami ora!” esclama la donna schioccando le dita.
Lui si volta e la guarda.
“Siediti.”
Si siede senza dire nulla. Sembra un sonnambulo.
“Finiamo la partita.” dice lei.
“Ne cambio tre.” continua, posando sul tavolo tre carte.
Lui ritira le carte che lei ha scartato e le dà tre carte nuove.
“Cambio tre carte!” dice lui. Posa tre carte sul tavolo e ne prende altre tre dal mazzo.
La donna ha sempre la stessa espressione. Da quando è entrata nella stanza ha sempre avuto stampata in viso la stessa espressione, ad eccezione di quando gli ha sorriso.
“Sei la donna più bella che abbia mai visto!” esclama lui sistemando le sue carte.
“Se perdo, morirò...” continua, guardandola negli occhi.
“E' strano... Sto sfidando la morte eppure non riesco a pensare ad altro che al tuo corpo. Vorrei...”
“Lo so. Io leggo nella tua mente. Conosco i tuoi desideri. Io sono onnisciente. Conosco ogni istante della tua vita. L'unica cosa che non posso vedere sono le tue carte.” dice lei.
“Conosci tutta la mia vita?” chiede lui sorpreso.
“Certo. Conosco la vita di tutti. Tu assomigli molto a tuo padre, sai? Anche lui sperava di vincere per scoparmi... tua madre non era granché a letto... ma alla fine ho vinto io l'ultima partita a scacchi di tuo padre!”
“Ti fotterò, troia. Vedrai che te lo metterò nel culo!” esclama lui guardandola negli occhi.
Lei sorride. I suoi denti sono completamente neri. Quando gli aveva sorriso la prima volta i suoi denti erano bianchissimi.
“E' giunto il momento!” esclama lei.
“Scopriamo le carte!” continua.
“Al mio tre le posiamo sul tavolo, ok?”
“Ok!” risponde lui.
“Uno, due, tre.”
Entrambi posano le carte sul tavolo.
“Poker di regine!” dice lei.
“Poker di re!” esclama lui alzandosi in piedi e buttandosi su di lei.
La candela si spegne. Lei scompare. Il tavolo e le sedie svaniscono. Intorno a lui c'è soltanto buio. Sente dolore in molte parti del corpo. Sa di essere sdraiato. Sa di avere gli occhi chiusi. Vorrebbe aprirli ma le palpebre sono pesanti come due blocchi di cemento.
“Ciao Roberto...”  dice una voce femminile.
Sforzandosi riesce ad aprire un po' gli occhi. La luce lo abbaglia. Li richiude. Li apre e li chiude per abituarli alla luce gradualmente. Riesce a vedere ciò che gli sta intorno. Si trova nel letto di una stanza di ospedale. C'è un'infermiera in piedi accanto al suo letto. Vuole chiamarla. Non riesce a dire nemmeno una parola. Prova ad emettere un suono qualunque. Dice “Eeehhh...”
L'infermiera lo guarda sorpresa e gli sorride. E' bionda e carina. Ha i denti bianchissimi.
“Ciao Roberto! Finalmente ti sei svegliato! Vado subito a chiamare il medico...”
L'infermiera esce dalla stanza. Ritorna dopo un minuto insieme ad un medico grande e grosso, con la barba e i capelli neri. L'aspetto del medico gli è familiare.
“Ciao Roberto. Mi riconosci?” gli chiede il medico.
“Sei... mio... zio...” risponde lui con difficoltà.
“Non affaticarti a parlare, Roberto... Dimmi solo sì o no.”
“Sì.”
L'infermiera inumidisce le labbra di Roberto con una garza bagnata.
“Ti ricordi che hai avuto un incidente automobilistico?” gli chiede lo zio medico.
“No.”
“Ieri sera sei finito contro un albero con la tua auto. A quanto pare guidavi ad alta velocità...”
“Caz...” dice Roberto.
“Ora te lo ricordi?”
“Sì.”
“Ti ricordi di aver lasciato una lettera per tua madre?”
Roberto guarda il soffitto per un po' .
“Sì.”
“Ti ricordi che cosa avevi scritto?”
“Sì.”
“Quello che ti è successo ieri sera è stato un incidente?”
“No.”
“Grazie a Dio la tua memoria funziona bene! Temevo che al risveglio potessi soffrire di una temporanea amnesia... Tra poco arriverà tua madre. L'ho fatta chiamare.”
Gli occhi di Roberto si riempiono di lacrime. L'infermiera glieli asciuga con un fazzolettino di carta.
“Sono davvero felice che ce l'hai fatta Roberto! Ora sei fuori pericolo. Sono sicuro che come hai sconfitto la morte sconfiggerai anche la tua dipendenza dal gioco d'azzardo.”
“Sì.” dice Roberto continuando a piangere.
“Roberto, che begli occhi azzurri che hai!” gli dice l'infermiera sorridendo.
Quando starà bene Roberto chiederà a quella dolce ragazza di uscire con lui. Mai più gioco d'azzardo. Mai più poker. D'ora in poi giocherà solo con le donne...
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categoria:racconti
lunedì, 26 novembre 2007
acqua
Una dopo l'altra le gocce cadono nel bicchiere. Il flaconcino di Lexotan è quasi vuoto. Lo posa sul tavolo. Prende la bottiglia di plastica e versa l'acqua minerale nel bicchiere. L'acqua, origine della vita. Minimamente mineralizzata. Microbiologicamente pura. Può avere effetti diuretici. Riempie il bicchiere quasi fino all'orlo e lo posa al centro del tavolo. Prende in mano la penna e scrive sul foglio di carta a righe.
"Caro Riccardo,
non posso più vivere così.
Non voglio più soffrire.
Ci siamo amati tanto
ma ora tu ami un'altra.
Esco di scena per sempre.
Non voglio più vivere.
Addio.
Teresa"
Si alza in piedi. Prende il bicchiere ed esce dalla cucina.
Mentre cammina a piedi nudi verso il bagno sente la sua vicina di casa cantare: "... tu mi fai girar come fossi una bambola...".
Posa il bicchiere sul bordo della vasca piena d'acqua. Si sfila l'accappatoio e lo lascia scivolare a terra. Si immerge nella vasca, con la biancheria intima addosso. Sente la sua vicina parlare ad alta voce. Sente la sua voce ma non riesce a capire ciò che sta dicendo. Una sola parola riesce a comprendere: "Verità".
Prende il bicchiere. Tenendolo tra le mani ci guarda dentro come se fosse un pozzo buio e profondo. Lo avvicina alle labbra. Un suono improvviso la spaventa. Rimane immobile. Il suono si ripete. E' il suono del suo campanello. Qualcuno bussa alla sua porta.
"Signora Teresa, è in casa?
Signora Teresa, sono Marco, il suo vicino."
Suona ancora il campanello.
"Signora, devo chiederle un favore...
E' una cosa importante! E' urgente!
Signora Teresa!"
Bussa ancora.
Teresa posa il bicchiere ed esce dalla vasca.
"Signora Teresa!"
Suona ancora il campanello.
"Sto arrivando!" grida Teresa infilandosi l'accappatoio.
Apre la porta. Davanti a lei c'è Marco visibilmente imbarazzato.
"Scusi se la disturbo, signora Teresa..."
"E' successo qualcosa?" chiede lei.
"No. Cioè, sì. Ma nulla di grave... Sono rimasto chiuso fuori e dovrei passare dal suo balcone."
"Ah! Nessun problema. Entra!"
"Per fortuna era in casa!" esclama Marco entrando nell'appartamento.
"Sì... non dev'essere bello chiamare i pompieri per dirgli di essersi chiusi fuori."
"No. Direi proprio di no. Poi in casa c'è Elena bloccata a letto. Ha avuto il colpo della strega e non può muoversi."
"Oh, mi dispiace. Dalle un bacio da parte mia."
Teresa entra in cucina e apre la porta del balcone. Quando si volta vede Marco fermo davanti al tavolo.
"Scusi, Teresa. Credevo fosse una delle sue belle poesie e così ho letto..." dice Marco con tristezza.
"Non ho parole, Marco... Quelle che hai letto sono le mie ultime parole."
Marco le si avvicina e le prende le mani.
"Signora Teresa, mi ascolti... non ne vale la pena. Anch'io in passato stavo per farlo... prima di conoscere Elena. La prego, mi ascolti... tutto passa. Si trova sempre una soluzione. E poi lei è nostra amica... io ed Elena le staremo vicini."
Una lacrima scivola sul viso di Teresa.
Marco l'abbraccia forte e poi la guarda negli occhi.
"Domani sera è invitata a cena da noi, va bene?"
Le labbra di Teresa disegnano un dolce sorriso.
"Grazie caro, sei un angelo..."
Marco le sorride.
"Tu ed Elena siete due angeli... Cucinerò io per voi. Mi fa piacere cucinare per gli amici."
"E a noi fa piacere mangiare i suoi piatti squisiti!" esclama Marco sorridendo.
"Ora devo scavalcare il balcone altrimenti Elena penserà che sono caduto di sotto!"
"Stai attento!"
In un attimo Marco è già dall'altra parte. Si volta indietro e vede Teresa che si affaccia.
"Tutto bene, Marco?"
"Benissimo. E lei?"
"Va molto meglio, grazie!"
"Allora domani sera l'aspettiamo!"
"Ci sarò. A domani!"
Teresa rientra in casa. Con passo deciso raggiunge il bagno e svuota il bicchiere dentro la vasca.
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categoria:racconti
mercoledì, 21 novembre 2007
Modigliani Nudo

"Legami più stretta."
"Non vorrei farti male al polso..."
"Stringi ancora un po'."
"Così?"
"Sì, così è perfetto."
Si baciano.
Lei gli sussurra all'orecchio: "Ora le caviglie."
Con un pezzo di corda le lega la caviglia destra al letto.
"Legale strette come i polsi, mi raccomando."
"Ai tuoi ordini, amore."
Le lega la caviglia sinistra al letto.
"Sì, così è perfetto."
Lui si sdraia sul corpo nudo di lei.
Si baciano.
La pioggia batte sul vetro della finestra.
Lui le bacia il seno.
"Torno tra un minuto. Aspettami qui!" le dice alzandosi dal letto.
"Era una battuta?"
"No, che scemo, scusami amore." le risponde sorridendo.
"Hai freddo? Vuoi una coperta?"
"No. Voglio te. Sbrigati."
"Ci metto un attimo." dice uscendo dalla stanza.
Lei chiude gli occhi e pensa: "Gli dirò di bendarmi. Sarà ancora più eccitante."
"Elena, c'è un problema." dice lui rientrando nella stanza.
"Cosa c'è?" chiede lei tenendo gli occhi chiusi.
"Sono finiti!"
"Che cosa?" chiede tenendo ancora gli occhi chiusi.
"Apri gli occhi e lo saprai."
Lei apre gli occhi e lo guarda.
Lui ha una faccia dispiaciuta. Nella sua mano c'è una scatoletta con la scritta "Durex".
"Sono finiti!"
Lei sospira. "Li hai finiti e non hai buttato via la confezione vuota..."
"Mi dispiace. Non possiamo farlo senza?"
"No. Lo sai. Non voglio rischiare di restare incinta..."
"Ma solo questa volta!"
"No. Ne abbiamo già parlato... Scendi a comprarli."
"Ok. Farò in fretta. M'infilo le scarpe e il giubbotto, e vado. Per fortuna la farmacia è qui vicino."
"Che culo!" esclama lei con tono serio.
"Dai, scusami amore. Sei arrabbiata?"
"Un pochino."
"Hai freddo? Forse è meglio se ti copro..."
"No. Voglio stare così. Però sbrigati."
"Sarò velocissimo."
La bacia sulla bocca. La bacia sul pube.
"Marco sbrigatiii!" gli dice ad alta voce sorridendo.
Lui s'infila le scarpe e indossa il giubbotto.
"Prendi l'ombrello. Sta piovendo."
"Sì. Vado. Cinque minuti e torno."
Lui esce dalla stanza.
Lei sente il rumore dei suoi passi nel corridoio, e la porta di casa che si apre e si chiude.
Sospirando chiude gli occhi e pensa: "In fondo questa attesa è eccitante... Nuda, legata al letto... E se entrasse in casa un ladro? Oddio! Meglio non pensarci. Però, fantasticandoci sopra... se il ladro fosse come Johnny Depp, o come Jude Law, non sarebbe male! Oddio! Sbrigati Marco! Corri!"
Apre gli occhi.
Guarda verso la finestra. Osserva le gocce di pioggia che colpiscono il vetro.
Guarda l'orologio sul comodino. Solo le 18.37.
Osservando il soffitto canta: "Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola. Poi mi butti giù, poi mi butti giù come fossi una bambola. Non ti accorgi quando piango, quando sono triste e stanca, tu... pensi solo per te."
Sente il rumore dell'ascensore in funzione. Spera sia Marco. L'ascensore si ferma al suo piano. Qualcuno bussa alla porta.
"Elena, sono io, Marco... mi senti?"
"Sì, ti sento! Perché non entri?"
"Elena, c'è un problema."
"No. Non è possibile!"
"Ho dimenticato le chiavi. Sono chiuso fuori."
"E secondo te io posso venire ad aprirti?" gli dice ad alta voce.
"No amore."
Silenzio, silenzio e ancora silenzio.
"Marco, ascolta... mi senti?"
"Certo Elena, dimmi."
"Vai dai vicini e digli che sei rimasto chiuso fuori. Digli che devi passare dal balcone della cucina. Ok? La porta del balcone è aperta..."
"Ok. Ho capito. Ma avranno sentito la tua voce. Cosa gli dico?"
"Digli la verità!"
"La verità? Sei matta?"
"Digli che sono bloccata a letto. Digli che ho avuto il colpo della strega!"
"Ah, sì. La verità, certo!"
"Marco, ascolta..."
"Dimmi amore!"
"Sbrigati!"
"Arrivo subito!"
Sospirando guarda il soffitto e pensa: "Che giornata! Speriamo non cada dal balcone..."
Attraverso la parete sente delle voci nell'appartamento accanto. Riconosce la voce di Marco.
Sente dei rumori. Sente i passi di Marco nel corridoio. Marco entra nella stanza e si siede accanto a lei.
"Amore mio, scusa. Sei arrabbiata?"
"No Marco, sono arrapata!" risponde sorridendo.
Si baciano.
Marco apre la tasca del giubbotto e tira fuori 3 confezioni di "Durex". Posa le scatole sul comodino.
"Marco, ora è tutto perfetto!"
"Sì, amore." risponde sfilandosi il giubbotto e lasciandolo cadere sul pavimento.
Si sdraia su di lei e la bacia tutta.
Fuori continua a piovere. Pioverà tutta la sera. Pioverà tutta la notte.
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categoria:racconti